« 29/09/2007 »
Ogni tanto vale la pena di leggere il giornale
Questo è il secondo articolo più bello della mia vita.
Il primo gli affezionati a questo blog se lo ricorderanno. Ma il dramma del primo è che all'epoca non avevo lo scanner e non lo riesco a trovare da nessuna parte! (perché è impensabile che io l'abbia buttato) Se non riuscirò a sottoporvi l'originale, ricorrerò comunque alla copia che avevo sul PC per continuare la deliziosa rassegna stampa. Enjoy.
« 25/09/2007 »
A new hero is born
Lavavo l'insalata, no? E ho trovato un bruco.
Un bruco verde insalata. Cioè, era proprio verde come l'insalata (infatti me ne sono accorta per un pelo e per via dei... grandi vuoti d'insalata mangiata).
E' bello lungo e bello grosso, e molto carino. Mi sono sempre piaciuti i bruchi, perché hanno un aspetto da simpaticoni. E ci credo sia lungo e grosso, con tutto quello che si è mangiato.
Il punto è che quel bruco è sopravvissuto per una settimana, in quel cespo d'insalata, nel
frigorifero. Come diamine ha fatto?
[risposta: mangiando molta di quell'insalata che mancava. Ovvio che si sia dato da fare, nelle sue condizioni, per sopravvivenza e per noia]
L'ho accarezzato, credendo fosse morto. Tipo, una settimana in frigo. Invece piano piano si è ripreso. Non ha più mangiato (immagino ne avesse abbastanza), però si è un po' stiracchiato, ha sentito più caldo, si è fixato attorno. Gli ho fatto un nidino con l'insalata (che ormai avrà a nausea), lui ha lasciato docilmente che lo facessi, si è rintanato e si è rimesso a dormire. Ogni tanto mi assaliva il terrore che fosse morto, così lo riaccarezzavo. Alla terza volta non ha risposto se non dopo minuti, scrollando lievemente il capino e poi riappallottolandosi della serie cosa vuoi, rompicoglioni, ho sopravvissuto per una settimana tra i gelidi venti della Siberia, fammi dormire.
Beh.
Quel bruco per me è un eroe.
« 24/09/2007 »
Mal du vivre
Probabilmente è che devo ingranare, probabilmente è che l'inverno esteticamente scoraggia, probabilmente è che sta cambiando tutto e la famiglia non mi è di supporto, probabilmente è che tante cose, ma getterei volentieri all'aria tutto per cercarmi da lavorare. Dev'essere l'impatto ad essere disastroso. Dev'essere che se passo questo dovrei riuscire a mettermi in moto. Dev'essere che non voglio pensare neppure per un momento che nemmeno quello che c'è di più bello per me (letteratura, arte, critica) possa anche solo vagamente cominciare a perdere il suo potere magico. La sua polvere di stelle. Non si può essere vecchi a vent'anni. A diciannove men che meno. E così, per caso, grazie ad una lampadina nuova che getta una luce da obitorio - brutto acquisto - la disorganizzazione dell'università, impegni troppo a lungo rimandati e probabilmente una sindrome premestruale, mi assale il
mal di vivere.
E il primo che mi fa un commento idiota sui VERI MALI e non quelli inventati lo prendo e lo apro coscienziosamente in due. Così, per fargli capire come sto.
« 20/09/2007 »
Gh.
Le mie lezioni cominciano fra quattro giorni ed io sono ammalata.
Gh.
« 14/09/2007 »
Parigi, ritorno
6 settembre - 13 settembre
Trolley, inciampi, Pinabello, Pinabello e le donne,
a Roland for an Oliver, Tom Cruise si è tagliato i capelli alla paggetto,
my name is Cloud I have a sword, treni, partenze, valige immense, incastri, il controllore e 'sta mania di giurare sulla suocera, "gerontofila!", frenate di notte, poi Parigi. Parigi e le vie, Parigi e la metrò che accetta monete e carte di credito, Parigi e i parigini incredibilmente pucciosi o incredibilmente stronzi, parigini che ti parlano in qualsiasi lingua meno che in francese, Parigi e i boulevard su cui far ticchettare i bastoni da passeggio. Parigi e Notre Dame in cui la spiritualità, una religione senza vero nome ti si addensa davanti e senti che ti dovresti lasciare cadere sulle ginocchia al cospetto di
quello. Parigi e LE SCALE Dio LE SCALE. Parigi e i banchetti e le stampe e l'aria d'altri tempi, Parigi e la sua chiarissima, eterea nuvolosità. Parigi e il
vabbè-facciamo-domani-sera che si ripeterà per giorni. Parigi che di sera chiude. Parigi e gli artisti o gli aspiranti tali, Parigi e le salite e le discese e le piazzole, Parigi e il sole sul ghiaietto, sul Moulin de la Galette dove Renoire dipingeva e su Carlo che ci riprende in maniera felliniana. Parigi e il Moulin Rouge, i tipi che ti salutano, i discorsi interminabili sulle tue creature:
immagina se. L'Operà di Parigi. La Fayette. Soprese inaspettate che fioriscono in stile liberty,
tè, e i primi racconti: giorni intessuti scandendo perle di epica,
bronzo ed oro. Seme e uke. Progetti. Racconti dell'orrore, di notte, chi non guarderà sotto il letto prima di dormire pauroso di trovarci...? E racconti viscidi, a catena. E Crisi. Mattinate ferme, sospiri, pianti: bollitori in camera d'albergo e letti che si uniscono che ci salvano la vita. Fino al pomeriggio, vestiti a lutto, un giglio, un giglio che finisce a terra, le crisi di nervi, il pianto, lo stupore e la rabbia. Ed altri progetti. E tanto pensare.
Sirio che si becca il colpo. Parigi e i suoi cimiteri, affascinanti parchi monumentali dove la morte ti circonda senz'ansia né moniti. Parigi e Baudelaire dalla sanguigna
rosa rossa poggiata sulla lapide in assenza di una
bottiglia di vino che sarebbe giunta senz'altro più gradita. Parigi e il
negozio di vino Nicolas che c'è ogni due strade ma mai quando hai bisogno. Parigi e le belle arti. Parigi che si sposta a seconda di dove vuoi andare tu. Death Mask è quello che
muore per primo. Parigi e le passeggiate sotto le nuvole tra boschi quadrati nei parchi verso la piazza del patibolo, ancora più avanti per affondare, nel tramonto, su ALTRE SCALE e sprofondare nel blu e dorato di una stella. Parigi e il quartiere latino, Parigi e i grandi uomini e Parigi che ha sommerso di ghirlande la cancellata per la morte di Hugo, e adesso ancora non si arrende e ti segue e soffoca melodie. Parigi e il gelato, Parigi e i giardini, Parigi ed innumerevoli deliri. Parigi e lilies in formazione che non hanno rinunciato, Parigi e
gigli e rose che firmano una protesta in modo molto più elegante di rossetto ed inchiostro. Parigi che ci saluta con i suoi prezzi alle stelle imponendoci di tornare dal finestrino del treno, Parigi lasciata alle spalle con tristezza, con sicurezza, con strette di mani e sguardi fissi ognuno per conto proprio prima di vandalizzare, un'unica risata, lo scompartimento del treno. Il treno che ha i controllori in sciopero che non ti svegliano, alla tua fermata. E allora ancora valige, coperte fin sopra il naso sognando quando si può
lozioSaga o Rhada indignato dal suo whisky scialbo. E ancora... e in calando... in calando...
È stata Parigi.
E, come sarebbe in qualsiasi altro luogo, non è stata solo Parigi.
(questo post lo capiranno solo tre persone e va benissimo così)